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L_Antonio
Odio gli indifferenti


Gli Ultimi


15 ottobre 2012

Un popolo di trasvolatori e antipolitici

Ilvo Diamanti è uno strano commentatore. Un po’ come la maggior parte degli opinionisti attuali. Nelle sue Mappe di oggi elogia Veltroni, la sua rinuncia al Parlamento, come un esempio da seguire per quegli eletti che si disàncorano sempre più dal territorio (mitttico!) e perdono di vista la realtà quotidiana. Donde l’antipolitica. Dopo di che si lamenta perfino della scomparsa del partito di massa, quello portatore di identità, valori, radicamento, quello che selezionava le classi dirigenti, quello che non consentiva ai Fiorito e ai Mariuccio nemmeno di lucidare le scarpe a un parlamentare. Resto basito. Ma come?!? Ma non è stato Veltroni a costruire il partito liquido, quello del loft, quello senza radicamento, quello contenitore, quello mero ‘comitato elettorale’, scatolone mass mediatico pieno di storie tristi, lacrimoni, buonismo e anime candide (almeno in apparenza)? Ma dove è vissuto Diamanti? Che fine ha fatto la sua memoria? Si passa l’ultimo ventennio a fare il peana della società civile e del territorio, poi, quando si scopre che da lì, senza oculata selezione, senza partiti, viene il peggio dei peggio, allora ci si meraviglia e si chiede conto di questo lerciume ancora alla politica, la quale c’entra nobilmente poco con i Mariuccio e i Fiorito, disciamolo.

 

Ho le orecchie piene di società civile, di partiti che si dovrebbero ritrarre, di imprenditori che dovrebbero fare passi in avanti, di tecnici che dovrebbero diventare dittatori, della ggggente che non ne può più, che ora vorrei chiedere, a mia volta, a Diamanti dov’era lui quando si smantellavano i partiti di massa, identitari e ideologici in nome dell’immancabile post-qualcosa, rilevatosi poi, di fatto, la tomba della politica-politica, che i coccodrilli peraltro, ormai alle strette, già rimpiangono. Lo dico in sintesi: non è la politica corrotta ad avere ingenerato l’antipolitica, ma l’antipolitica ad aver corrotto in via definitiva la politica. Non sono i partiti di massa ad avere ammazzato la società, ma la retorica della società civile e le discese in campo ad avere liquidato la politica di massa, identitaria, i partiti, gli ideali e i valori democratici. Quando scoppiò tangentopoli, fu facile gioco dare la mazzata finale ai partiti di massa e al sistema parlamentare, usando come clava i magistrati. Berlusconi viene da lì.

 

La Seconda Repubblica è stata l’arena di una lotta politica condotta con le regole dell’antipolitica, nulla più. Oggi, dopo aver bruciato l’erba attorno, qualcuno già comincia a chiedere il ripristino del vecchio scenario. Ma sono soltanto apprendisti stregoni alle prese con un compito troppo grande, quello di trascinare l’Italia fuori dalla crisi. È per questo che non smetteremo mai di lodare il lavoro difficile di Pierluigi Bersani in questi anni, il compito arduo della maggioranza del PD, l’immagine diversa che il centrosinistra sta dando di sé, primarie comprese, compresa la passione con cui si discute di ‘regole’ e di carte d’intenti. Voglio ringraziare Bersani per primo, e poi Vendola, Tabacci, Renzi per la qualità politica che mettono in campo al contrario del centrodestra, dei giornali che vomitano ogni giorno insulti, degli opinionisti che dicono tutto e il contrario di tutto così almeno statisticamente ci azzeccano, della ggggente che vota pessimi rappresentanti antipolitici e poi se ne lamenta. Sì, pure il trasvolatore Renzi, che per il resto lo manderei a dirigere il traffico aereo a Peretola, vista la sua frequentazione di jet privati inferiore solo a quella di Berlusconi, Gagarin, Briatore e Lindbergh. E ho detto tutto.

 

Nella foto, Charles Lindbergh-Renzi sul suo famoso jet  "Now!"

 


30 gennaio 2012

Gli apprendisti stregoni

 

Sparare ai partiti in questo Paese è più popolare che tirare ai tordi. Da anni (anzi decenni), prendere a calci la politica e i ‘politici’ è divenuto una specie di hobby. Lo si fa, ormai, quasi per ‘partito’ (appunto) preso, per pregiudizio, come se fosse ovvio, necessario, oggettivo. Una specie di atto dovuto. La responsabilità di tutto ciò non è dei singoli cittadini, che hanno il pieno diritto di esercitare delle critiche. Ma di chi tiene il bandolo dell’informazione, ad esempio. Perché attaccare (spesso dileggiare) i partiti e la politica frutta in termini di facile consenso e di mercato. Chiamare ‘casta’ tutti e tutto, inoltre, rende anche in termini di cassa. Ma produce, ecco il punto, danni collaterali. La frammentazione sociale ne viene acuita. I gruppi e i gruppuscoli, le lobby e le corporazioni sguazzano nel mare magnum dell’antipolitica. I vantaggi immediati della polemica contro la casta, sono insomma compensati negativamente dagli effetti che quella polemica produce concretamente, a partire dalla indebolita funzione di amalgama e collante sociale che la politica svolge in democrazia.

Dopo aver preso a calci il sistema dei partiti, oggi qualcuno inizia ad accorgersi dei danni prodotti. Ovviamente addebitandoli sempre alla politica! Ilvo Diamanti, tanto per dire, oggi scrive che il disorientamento dell’opinione pubblica italiana e la scarsa tenuta sociale hanno una ragione profonda, ed è “la più pericolosa”, dice Diamanti, “perché riguarda – e mette in discussione – la nostra stessa democrazia”. “Se oggi si assiste al proliferare di conflitti e di proteste puntiformi e senza soluzione è anche – soprattutto – perché tra la società, gli interessi e il governo c’è il vuoto … non c’è rappresentanza, ma neppure composizione e aggregazione di domande e interessi. Un mestiere che spetta … soprattutto, e in primo luogo, ai partiti. I quali hanno delegato a Monti i compiti che essi non si sentono in grado di affrontare”. Ecco la diagnosi. La colpa è dei partiti e della loro viltà. L’informazione non c’entra. Le grandi oligarchie non c’entrano. L’antipolitica dei comici e degli imprenditori prestati alla politica per distruggerla non c’entra. Spari ai tordi, poi se i tordi scappano è colpa degli stessi tordi che non svolazzano più nell’aere. Comodo no?

La verità è che senza i partiti la democrazia non esiste, diventa un'altra cosa. Senza rappresentanza organizzata è tutti contro tutti. Senza mediazione si fa a chi strilla più forte. La società non è un contenitore di grumi autonomi. Non è fatta di cortiletti fioriti nel deserto. Ma è un sistema, la cui tessitura è ordita dalla politica: partiti più istituzioni più cittadini. Chi ha sparato sulla cosiddetta casta sino a ieri, oggi scopre di essere seduto sul ramo che sta scioccamente tagliando. L’antipolitica è solo il frutto marcio di questo clima, la deregulation finanziaria è l’acqua in cui sguazza il baratro sociale che si spalanca. Straparlano di società civile, poi scoprono che senza la politica la società civile è un calderone di interessi che pulsano senza freni. Chi fa informazione è un po’ l’apprendista stregone che evoca forze oscura che poi non sa governare. Serve in controincantesimo. Al più presto.

Nella foto, Ilvo Diamanti alle prese con la categoria delle scope volanti


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permalink | inviato da L_Antonio il 30/1/2012 alle 10:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


21 novembre 2011

Lo sciroppo e la tosse

 

Oggi Ilvo Diamanti scrive che il grande consenso a Monti deriva, in parte, dal sentimento ‘antipolitico’ alimentato dal declino di Berlusconi e dalle difficoltà dell’opposizione. Difatti, aggiunge a riprova, la fiducia nei partiti resta ancorata al 5%. Non capisco. Il declino di Berlusconi alimenta l’antipolitica? È come dire che lo sciroppo aumenta la tosse. Berlusconi è il magnete dell’antipolitica, ed è molto curioso che la stessa si nutra col declino di una sua figura eminente. L’allontanarsi del clima elettorale, secondo Diamanti, è inoltre all’origine di un’attenuazione delle urgenze attorno al tema della leadership e delle coalizioni. Ne sarebbe prova che le stime di voto “premino in misura ridotta il PD”, che prenderebbe ‘solo’ il 29,4%. Solo il 29,4%? Se il sociologo volesse dire che, in prossimità delle elezioni, forse i democratici incasserebbero più consensi, può anche darsi. Ma se dietro al ragionamento c’è la solita idea che il PD non riesce a raccogliere i consensi possibili, non riesce a prendersi tutti i voti berlusconiani in libera uscita (ma perché poi?), allora siamo davvero alle solite.

Voglio ricordare che MAI il PD bersaniano aveva raggiunto queste cifre di consenso, seppur virtuale. E che il famoso 33,4% del Veltroni elettorale andava ridotto dell’1,5% circa di ascendenza radicale, più una quota consistente di mero voto utile sottratto alla sinistra radicale, che oggi invece veleggia tra il 7 e 8% (SEL più Federazione delle Sinistre). È troppo se dico che, fatta la tara di cui sopra, il 29,4% di questo sondaggio è il miglior risultato (virtuale) raccolto dal PD dalla sua nascita a oggi? Suffragato per altro da un 48% di gradimento (il primo dei politici) verso Bersani, proprio grazie al suo decisissimo sostegno al governo Monti, che allora non nasce (se il sondaggio è vero) a causa dell’antipolitica, ma a causa invece della POLITICA. Dimostrando che non esistono i governi ‘tecnici’ negli stati d’eccezione come questo, ma sempre e solo governi politici, magari (come in questo caso) interpretati da tecnici, pur tuttavia sotto un’adeguata copertura parlamentare. Perché governi composti da tecnici possono anche darsi, ma Parlamento ‘tecnici’ non possono assolutamente esistere, nemmeno nei sogni di Repubblica e dei suoi opinionisti.

Nella foto, lo sciroppo è la politica, il bicchierino la democrazia.


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permalink | inviato da L_Antonio il 21/11/2011 alle 13:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


19 aprile 2010

L'artigiano

 

Tanto per ripetermi (perché ripetere giova) torno a dire che il PDL ha perso di fatto le elezioni, che la Lega non ha raccolto quanto avrebbe dovuto e potuto, che le elezioni stesse sono state un sostanziale pareggio (men che mai un’apocalisse democratica, come Veltroni – per dire sempre lo stesso – vorrebbe e gradirebbe, forse), che il PD è ancora cattivo amalgama e raccoglie, purtroppo, quel che semina (e che Bersani ora ha finalmente modo di lavorare con calma ed efficacia attorno al suo progetto).

Chi ha davvero vinto è l’astensione, e dunque la sfiducia e l’antipolitica. La scena oggi risplende della crisi della politica, la fa tralucere più di quanto già non fosse. ‘Crisi della politica’ significa: istituzioni allo stremo, classe dirigente di scarsissima qualità, potere di rappresentanza uguale a zero, sistema politico inefficiente, svuotamento ideale e culturale del Paese. Ecco la vera Apocalissi, caro Uòlter. Ma tu queste cose nemmeno le vedi, convinto come sei che il modello loftist sia quello giusto, che Berlusconi dal punto di vista della comunicazione ha capito tutto, che si tratta solo di raccogliere più voto utile possibile da parte di un comitato elettorale all’americana attorno a un leader che “buca” lo schermo, e che il “bipolarismo” è semplicemente tracciare una linea tra noi e loro, la più netta possibile, al limite dell’astrattezza geometrica, per poi sciommiottarli, perché no, ché tanto sono più bravi di noi.

Ilvo Diamanti, ieri su Repubblica, racconta l’ “insuccesso del Pdl” con dovizia di particolari. Parla di una maggioranza che si divora, che è carnefice di se stessa. Altro che magnifiche sorti e progressive, altro che plebiscitarismo. Zingaretti spiega bene su Avvenire, difatti, che la richiesta di semipresidenzialismo a parità di legge elettorale porcellum, viene da una destra che punta “a una riforma costituzionale che sopperisca al problema di consenso elettorale”, proprio perché non è in corso alcuna loro “fase espansiva”.

La politica è sinonimo di riforme. C’è poco da fare. L’apparente stabilità del terreno è sinonimo di sabbie mobili. Io dico: una riforma che riporti la scelta agli elettori senza cadere nei plebisciti, che produca un bipolarismo che non sia la macchietta di questi anni, che semplifichi la geografia politica senza togliere un sacrosanto diritto di tribuna, che renda più efficienti e rapide le istituzioni rappresentative, che distribuisca in modo equilibrato pesi e contrappesi (ad esempio: se si sceglie di eleggere direttamente il presidente della Repubblica, il Parlamento non può essere figlio del porcellum, e dunque obbediente ai partiti, ma riflettere da presso le opinioni degli elettori).

Si può fare tutto, dunque, ma la condizione essenziale è l’equilibrio. La riforma non è: “qualcuno deve comandare”, ma è: “sistema efficiente ed equilibrato, rispettoso assieme della volontà degli elettori, del diritto di decidere e dei preziosi meccanismi istituzionali delle democrazie occidentali”. È ovvio che Berlusconi questo nemmeno lo considera. Ma qui deve attivarsi l’iniziativa politica. Sugli stop and go del premier. La politica non disegna scenari astratti in laboratorio, per affermare poi ‘o così o pomì’, ma lavora in mezzo alle cose come un bravo artigiano sempre animato, tuttavia, dalle idee di uno geniale scienziato.


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